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Il rione di Brevine vuole dormire sonni tranquilli
Scritto da Ettore Zini   
Martedì 28 Aprile 2009 16:45
Il rione di Brevine vuole dormire sonni tranquilli
E il comune di Tione chiude una delle strade di accesso principale del paese

C’è un che d’illogico in un paese che chiude le sue vie d’accesso. Non me ne vogliano gli amministratori di Tione, ma la chiusura di via Brescia (e la “privatizzazione” di via Condino, per cui alcuni abitanti chiedevano persino una sbarra con pass personalizzato) non può passare sotto silenzio. Tre sono le strade d’ingresso al paese: via Brescia da sud, via Pinzolo da nord e via Damiano Chiesa (rotonda) per chi viene da Trento. Chiuderne una sarebbe come sbarrare la porta principale di casa, per poi fare entrare la gente dalla finestra o dalla porta di servizio. Un non senso che va esattamente nella direzione opposta agli interessi del paese. E sarebbe davvero interessante che si spiegassero le vere ragioni di un provvedimento così penalizzante per il resto della borgata.
Pericolosità dell’incrocio? Non credo. Quella strada c’è da cinquant’anni. Per chi viene da Brescia o da Milano, è lo sbocco più logico e immediato al Viale. E, pur non disponendo di un fior fior di svincolo, non risulta che ci siano stati incidenti tali da motivarne, tout court, la sua chiusura!
Voglia di migliorare la viabilità? Anche questa una panzana megagalattica. A Tione è stato commissionato un Piano traffico, dieci anni fa, all’architetto Giacomoni: uno studio pagato un mucchio di quattrini, e relegato in un cassetto. Ma che non prevedeva, in nessun modo, l’interdizione di quella strada. Ma allora per quali motivi il comune di Tione ha reso più problematico e arzigogolato il suo ingresso? Quali le ragioni di un così innaturale e vizioso giro dell’oca?
La risposta, nella sua disarmante semplicità, è stata data dal sindaco Zubani nell’incontro con la popolazione di Brevine, lo scorso 3 dicembre, nella sala del Comprensorio. La banalissima voglia di accontentare gli abitanti di un rione. Ma come? Gli abitanti di una contrada chiedono di sbarrare uno degli ingressi principali del paese e il Primo cittadino e Giunta dicono sì solo per salvaguardare la quiete e facilitare i parcheggi di una sparuta parte di popolazione? E gli altri tionesi? Sono forse figli di Dio minore o peggio ancora, della serva? E il turismo e il commercio: in che posizione sono relegati nella personalissima graduatoria degli attuali “deus ex machina” della politica locale? Tione è o non è un centro erogatore di servizi? Dai patinati depliant del Consorzio turistico, di cui è sede, si direbbe di sì. Ma, a giudicare dall’operato dei suoi governanti, sembra vero l’esatto contrario. Qui il gioco al ribasso sembra non avere mai fine. E le conferme che il grande assente è un progetto paese, si sprecano.
Qui si è fatto di tutto per dilapidare il patrimonio alberghiero. Salvo poi lagnarsi dell’assenza di turisti. E, come nelle barzellette più esilaranti, si ampliano e si rendono più ariosi (non si sa bene a che titolo e in quale prospettiva) gli uffici turistici! Qui, per dirla in latino maccheronico, si chiudono “ad capocchiam” le strade di accesso. Si inventano divieti “ad rionem”, se non “ad familiam”. Si ghettizza una fetta di paese e si rende problematica la circolazione. Salvo poi meravigliarsi se le attività languono!
Paese davvero strano, questo sempre più povero paese, che in tre lustri e più (1993-2009) di amministrazioni “illuminate”, non ha ancora capito da che parte deve girarsi. Altri centri comprensoriali, Malè, Cles, Pergine, Cavalese, tanto per citarne alcuni, sono cresciuti a dismisura. Tione invece è rimasta l’ultima ruota: la Cenerentola, la Bella addormentata, incapace di creare un briciolo di economia alternativa e integrativa al pubblico impiego. Eppure le potenzialità ci sarebbero, basterebbe incanalarle nel verso giusto. Ma fintanto che i suoi amministratori saranno dell’idea che il turismo si può fare anche senza strutture ricettive. E che per favorire il commercio conviene chiudere i portoni di ingresso, anziché stendere tappeti, credo che di strada se ne possa fare davvero poca.
Ho seguito da vicino la vicenda. E da quel senso unico in uscita – cartina di tornasole di una mentalità da Maso chiuso – buttato lì, arrogantemente, senza uno straccio di motivazione, con il solo intento di raccattare consenso, ho capito – purtroppo – che il paese ha poco da sperare. All’incontro con gli abitanti di quel rione, più che ad una riunione tra cittadini, ho avuto l’impressione di assistere ad un’adunata di condomini. Chiamati a decidere sul “loro”. E non su delle strade appartenenti a tutta la comunità.
Ho interpellato gli amministratori ed ho sollecitato un ripensamento. Ma, intenti come sono a rattoppare gli strappi di giunta e il fondo delle loro seggiole, difficilmente troveranno il tempo per rispondere alle istanze dei cittadini. Non avvertendo, peraltro, particolari lagnanze dal resto della popolazione, credo, a questo punto, abbiano ragione gli abitanti di Brevine. Ai quali poco importa se il loro rione è in stato comatoso. Da bravi cittadini, con un senso civico davvero encomiabile, a loro poco interessa se il paese ha imboccato il passo del gambero. L’obiettivo, peraltro dichiarato, è salvaguardare la qualità della loro vita. “Do not disturb”. “Non disturbare. Quartiere privato”. Potrebbe essere il cartello appiccato alle due estremità.
E come dar loro torto? Con quello che costano i parcheggi! E poi, vuoi mettere: poter dormire sonni tranquilli, senza traffico e rumori di sorta! Anzi, se posso dare un consiglio: chiedete al Comune di intestare ad ognuno un pezzettino di strada. Magari con tanto di atto notarile e diritti annessi, intavolati al catasto. Viste le premesse, e la naturale predisposizione delle giunta alle istanze “elettoral-popolari”, le probabilità che la cosa vada in porto sono davvero più d’una. Mi meraviglia, a questo punto, che anche le altre contrade non chiedano pari trattamento!