Home Politica «Comunità di Valle, basta ritardi». La riflessione del consigliere provinciale UPT Piero De Godenz

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Traduzioni e Comunicazione

Scritto da Piero De Godenz   
Lunedì 13 Settembre 2021 21:37

Le Comunità di Valle continuano a rimanere, giustamente, sotto i riflettori. Lo confermano anche i numerosi interventi scritti da amministratori, ex amministratori e cittadini e pubblicati sulla stampa in queste ultime settimane. Credo che occuparsi di questo ente, relativamente giovane e già così “maltrattato” e rallentato sia una priorità e non mi riferisco soltanto alla necessità di superare l’ormai lunga e sterile fase del commissariamento ma anche alla scelta che il Trentino deve fare in ambito istituzionale: vogliamo andare avanti o retrocedere sia a livello politico che amministrativo? 

Fra tutti gli interventi emersi ho trovato estremamente calzante quello firmato da Mario Cossali, il quale esasperando i toni ma nemmeno troppo si è spinto a parlare di colpo di Stato perpetrato minando alla base le comunità stesse. Ha ragione Cossali quando afferma che la democrazia viene messa in un angolo se si continuano a prolungare all’infinito gli ex Presidenti di comunità e si torna a ri-accentrare tutto in capo alla Provincia e alla Giunta. Dove è finito il rispetto per le peculiarità territoriali e per i protagonismi, magari diversi ma certamente tutti meritevoli di essere seguiti e assecondati, delle valli trentine? Domande più che lecite se si pensa che le Comunità di Valle erano nate - da un’intuizione e dalla volontà dell’allora Presidente Dellai e dell’allora assessore Gilmozzi - quale occasione per i Comuni e i territori di ottenere non più deleghe, come avveniva per i comprensori, ma competenze dirette da esercitare con maggiore autonomia e responsabilità locale rispetto a Trento. Un’occasione enorme per sviluppare alla massima potenza l’autonomia, decentralizzando le scelte e rendendole sempre più locali, sentite e condivise all’interno del proficuo dialogo tra amministrazioni comunali e popolazioni. Una scelta certamente tecnica ma ancor di più politica; una vera scommessa di crescita che il Trentino rischia, che tutti rischiamo, di perdere e perdere male se non torneremo a parlare e a pensare alla Comunità di valle come un cardine essenziale dell’assetto governativo provinciale. Si è visto, infatti, come anche il tentativo di superare le Comunità tramite le gestioni associate abbia trovato attuazione solo in parte. Il risultato non può essere uno stop all’infinito o una riforma frettolosa fatta sul finire di legislatura, come probabilmente si appresta a essere quelle paventata nel 2022, se tutti, amministratori provinciali e locali, gli stessi commissari, cittadine e cittadini, non lavoreremo ognuno secondo le sue competenze e possibilità perché le cose vadano diversamente. Personalmente ritengo, come ex amministratore comunale, ex consigliere comprensoriale e da consigliere provinciale, che i Comuni continuino a essere il fulcro della vita delle nostre comunità territoriali ma anche come da soli essi non possano essere sufficientemente strutturati per la gestione di tematiche complesse quali l’urbanistica - che non a caso è sempre al centro delle discussioni sul futuro delle comunità e dove vanno cercate, e trovate, pianificazioni valide e non contrastanti - o, per fare altri esempi d’attualità, la gestione dei rifiuti, l’organizzazione dei servizi socio-assistenziali e di quelli legati alla sanità - l’emergenza Covid non è ancora purtroppo finita - e, ancora, la gestione delle scuole musicali e delle associazioni sportive e culturali comunali che in alcuni casi hanno bisogno di essere sviluppate su una scala di valle e non solo all’interno di un singolo paese; ultima di questa lista ma non certo per importanza la partita, essenziale e strategica, della gestione dei contributi legati al Recovery Fund, per i quali molti comuni sono già in fibrillazione e, giustamente, molto preoccupati. Serve, non è superfluo dirlo, un ritorno alla politica intesa come capacità di governare processi e stabilire priorità; un esercizio della politica dove, nel fondamentale rispetto delle competenze di ogni amministratore, deve esistere la consapevolezza di una vera e sentita visione territoriale, capace di andare oltre i singoli campanili per operare giuste economie di scala e scelte condivise. Su tutto, elemento più importante, è necessario che le Comunità di valle tornino importanti per poter, sui territori e per i territori, migliorare la vita, i servizi e la prossimità dell’ente pubblico - o, meglio, degli enti pubblici se consideriamo Comuni, Comunità e Provincia Autonoma - alle cittadine e ai cittadini. Per arrivare a questo, auspico nuovamente, dato che lo sostengo da anni, che si possa giungere alla definizione di un nuovo assetto funzionale senza tenere ulteriormente in stand-by i territori. Abbiamo bisogno di sgomberare il campo e ridisegnare una cornice politica e istituzionale efficace ed efficiente, all’interno della quale sia possibile tornare a elaborare le risposte necessarie non solo ai complessi tempi che stiamo vivendo ma anche alle domande che, inevitabilmente, ci porrà il futuro. Per farlo servirà, ancora una volta, la saggia regia della Provincia che dovrà però essere in grado di cogliere e lasciare esprimere appieno i territori e in essi le Comunità di valle. Insomma, servirà tornare a fare il miglior uso possibile delle nostra Autonomia speciale. Non perdiamo questa occasione per invertire la tendenza.