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I temi caldi: Riforma istituzionale, ospedale e appalti pubblici
Scritto da Giuliano Beltrami   
Lunedì 13 Settembre 2021 21:37

Notte di Ferragosto, calda la spiaggia e caldo il mare... Così cantava cinquant’anni fa quel ragazzone di Gianni Morandi. Mentre ci si avvicinava a grandi falcate a Ferragosto anche la spiaggia politica delle Giudicarie si scaldava, perché davanti aveva (e ha) il mare dei problemi vissuti dai pubblici amministratori. E’ così che i sindaci hanno deciso di convocare i tre assessori provinciali delle Giudicarie, che rappresentano quasi per intero il territorio della Comunità di Valle (rimane fuori solo la valle del Chiese, che peraltro è la più popolosa). Sono Mario Tonina delle Esteriori (fra le altre competenze l’ambiente e la vicepresidenza della Giunta), Mattia Gottardi della Busa di Tione (Enti locali) ed il rendenero Roberto Failoni (che guida l’assessorato del turismo e dello sport).

Riunione a porte chiuse, e grande ostentazione finale di diplomazia. Come si dice? Sorrisi per la stampa. Ma qualche parola grossa deve essere volata, almeno ad ascoltare le indiscrezioni. Tuttavia non fra sindaci ed assessori, ma fra sindaci, ed in particolare fra il fumantino primo cittadino di Sella Giudicarie Franco Bazzoli e l’apparente (solo apparente) tranquillone sindaco di Tione Eugenio Antolini. Per il resto resoconti all’altezza della diplomazia: “Riunione serena e pacata per portare a conoscenza degli assessori le problematiche principali che viviamo. Una riunione prima delle vacanze estive”. Così il responsabile della Conferenza dei sindaci e guida di Pieve di Bono-Prezzo Attilio Maestri.

In realtà i problemi sono seri, molto seri. Tre quelli esposti ai rappresentanti della Provincia dai sindaci in cerca di interlocutori: la riforma istituzionale, l’ospedale e gli appalti pubblici.

Andiamo per ordine, partendo dalla riforma istituzionale. Tradotto: nebbia fitta sul futuro delle Comunità di Valle. Eredi dei Comprensori di kessleriana memoria, quando in Provincia si progettava di avvicinare i servizi alle comunità locali (anche quelle periferiche), oggi sono state di fatto svuotate di ogni contenuto, tanto da non funzionare più come interlocutori dei Comuni. Quella delle Giudicarie non ha nemmeno più il segretario. Insomma, siamo alla delegittimazione, in attesa di una riforma più volte annunciata, ma con la sensazione (per carità, una sensazione) che non si sappia da che parte esattamente prendere il sacco. Intanto sono commissariate con proroga. C’è chi vorrebbe un ritorno all’antico (rappresentanti eletti dai Comuni), ma invece pare che l’idea innovativa sia più semplice: Comunità di Valle gestita dalla Conferenza dei sindaci. Anche in questo caso c’è una sensazione: che siano svuotate definitivamente a favore della Provincia. Il che significherebbe un ritorno plateale all’accentramento provinciale. Usiamo il termine plateale perché (occorre dirlo) non è che il decentramento pensato da Kessler sia stato realizzato compiutamente.

Secondo tema: l’ospedale di Tione, ossia il grande malato che dovrebbe curare (e cura) i malati. Quanto si è scritto (inutilmente) su questa struttura? Tanto, e non solo sui giornali. Basti pensare all’inchiostro sprecato nei documenti ufficiali, non ultimo il protocollo d’intesa firmato fra il presidente della Comunità di Valle e i responsabili di Provincia e Azienda sanitaria nel 2016, quando da Piazza Dante era arrivato l’input chiaro: si chiuda il punto nascite di Tione perché non garantisce sicurezza (troppo pochi parti). Non rifaremo la storia delle raccolte di firme e degli incontri. Ricordiamo solo che il protocollo sancì (a parole, s’intende) l’indennizzo della Provincia verso i giudicariesi: voi accettate senza fare smorfie la chiusura del punto nascite e noi potenziamo il reparto di ortopedia, che per voi è strategico visto che avete le piste di sci, frequentate dai più fedeli clienti di quel reparto.

Ah, il peso delle parole! Irrisolti i problemi di personale (medico in particolare); investimenti non completati nonostante le promesse; mancanza del direttore. Quest’ultimo aspetto pesa. Fino al 30 giugno (giorno in cui è andato in pensione) c’era Egidio Dipede, che peraltro era un facente funzione. Lo abbiamo detto: l’ospedale resta un grande malato. D’altronde gli ultimi avvenimenti ci dicono che l’intera sanità trentina non è molto in forma.

Infine, questione appalti. Su questo tema i sindaci giudicariesi hanno lanciato una proposta ardita: creare un’agenzia degli appalti e dei contratti in salsa locale. Ardita perché un’agenzia del genere esiste già: è l’Apac, l’Agenzia provinciale appalti e contratti. Ma è intasata, oberata, lenta.

Va detto che non è l’unica imputata per i ritardi e le lentezze nell’appaltare opere da parte dei Comuni. Ci sono anche le farraginosità burocratiche e (perché no?) pure, talvolta, la mancanza di idee. Sta di fatto che le risorse economiche in circolazione (a dispetto di quel che si pensa e che si dice) sono abbondanti, ma rimangono chiuse nelle casseforti delle banche. E i Comuni delle Giudicarie hanno chiesto agli assessori di accogliere la loro proposta di poter avere una stazione appaltante decentrata. Prenderà una decisione la Provincia? E che decisione sarà?

I sindaci aspettano, mentre le casse dei loro Comuni (basta consultare i bilanci consuntivi) sono piene di soldi non spesi, come le casse dei Consorzi Bim.

Nella calda notte d’agosto gli assessori non potevano dare risposte. Allora hanno preso tempo per ragionarci. Dopotutto, come sosteneva Maestri, quello d’agosto era solo il primo incontro, cui dovrebbero seguirne altri.