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Traduzioni e Comunicazione

Una politica di buon vicinato
Scritto da Paolo Magagnotti   
Domenica 04 Ottobre 2020 09:24

Avere un vicino di casa con cui si va d’accordo e con il quale è possibile collaborare nell’interesse reciproco è sempre buona cosa. È sulla base di questo elementare principio che l’Unione europea ha avviato da tempo e sostiene una “politica di vicinato”. In base all’articolo 8 del trattato sull’Unione europea “l’Unione sviluppa con i Paesi limitrofi relazioni privilegiate al fine di creare uno spazio di prosperità e buon vicinato fondato sui valori dell’Unione e caratterizzato da relazioni strette e pacifiche basate sulla cooperazione”. 

A tal fine sono previste varie iniziative: “L’Unione può concludere accordi specifici con i Paesi interessati. Detti accordi possono comportare diritti e obblighi reciproci, e la possibilità di condurre azioni in comune. La loro attuazione è oggetto di una concertazione periodica”. Spesse volte i Paesi interessati registrano limiti sul piano dello stato di diritto e delle condizioni economiche. È previsto che l’Unione possa intervenire anche con aiuti economici per aiutare situazioni particolari nei Paesi con cui è stato deciso di stabilire rapporti di vicinato. Gli aiuti sono tuttavia condizionati rispetto di principi e valori ritenuti fondamentali dall’Unione europea, fra i quali assumono particolare importanza la democrazia i diritti umani, lo Stato di diritto, il buon governo, e impegno per una funzionante e corretta economia di mercato. Se in passato, sulla base di accordi stipulati fra la Comunità europea dei primi anni del processo di integrazione europea aiuti venivano concessi, soprattutto in Paesi africani, prescindendo dal rispetto di determinati principi, attualmente su tale piano le Istituzioni europee sono molto più rigide: non solo per la necessità di voler avere rapporti di collaborazione con sistemi democratici ma anche per “ forzare” i Paesi coinvolti a crescere e svilupparsi sulla base di principi fondamentali che abbiano a fondamento il rispetto della dignità umana e sui quali si incarnano altri valori, quali la democrazia, la giustizia e lo Stato di diritto.

Nell’ambito dei rapporti istituiti e che si stanno sviluppando sulla base della politica di vicinato fondamentale per l’Unione europea è un principio introdotto in maniera stringente negli ultimi tempi, “more for more”, ossia io ti concedo maggiori aiuti a fronte di un tuo maggiore impegno.

Attualmente la politica di vicinato dell’Unione europea interessa sedici Paesi dell’area caucasica ed Europa orientale, del Nord Africa e Medio Oriente: Algeria, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Egitto, Georgia, Israele, Giordania, Libano, Libia, Moldova, Marocco, Palestina, Siria, Tunisia e Ucraina.

La Commissione europea e il Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) sono le due  realtà che seguono particolarmente da vicino la promozione e il controllo per rapporto alla politica di vicinato. In più occasioni il Parlamento europeo ha espresso indirizzi e formulato valutazioni in materia; nel marzo del 2019 ha approvato una risoluzione sulla situazione dopo la primavera araba riguardante prospettive future per il Medio oriente e il Nord Africa. Per quanto riguarda l’area africana e mediorientale, se da una parte viene riconosciuto che vi sono stati alcuni progressi in termini di democrazia, dall’altra parte sono stati lamentati limiti e carenze piuttosto gravi, con la precisa richiesta di intraprendere con sollecitudine riforme democratiche, sociali ed economiche. Purtroppo si registra spesso che le carenze sono alquanto gravi e di fronte alle stesse l’Unione europea è in grado di fare ben poco. Per rimanere ad alcuni aspetti attuali di questi giorni avvertiamo, ad esempio, gravissimi limiti in materia di giustizia in Egitto per rapporto a cittadini sia italiani sia egiziani. Abbiamo avuto lo scoppio, di fatto, di un nuovo, grave conflitto nella regione del Nagorno Karabakh, dove la prepotenza dell’Azerbaigian contro gli armeni dell’area non lascia ragionevoli spazi di trattative con l’Armenia. Un limite nelle possibilità di intervento dell’Unione europea in queste ed analoghe situazioni sta anche nel suo ridotto potere in materia di politica estera. Evidentemente, se gli Stati membri riconoscessero o concedessero maggiori poteri all’Unione negli abiti della difesa della politica estera, sarebbe probabilmente possibile registrare interventi più incisivi da parte della stessa. E questo, nell’interesse di tutti.