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Una regione a due velocità
Scritto da Ettore Zampiccoli   
Sabato 04 Marzo 2017 22:58

Il “sorpasso” non è solo il titolo di un famoso film di Dino Risi, interpretato da Gassman negli anni Settanta. Purtroppo è la realtà documentata della Regione Trentino-Alto Adige all’interno della quale l’Alto Adige, ovvero il Suedtirol, sta sorpassando alla grande il Trentino. In un recente meeting, promosso a Trento dal senatore Ivo Tarolli, è emersa una fotografia preoccupante, sicuramente nota alla classe politica e burocratica del Trentino, ma ignorata dalla maggioranza della popolazione.

Vediamo alcuni dati molto chiari e comprensibili, premettendo una precisazione. Se fino agli anni 2000 complessivamente le due province di Trento e Bolzano marciavano un po’ alla pari per tutti gli aspetti economici e sociali è proprio a partire dal 2000 che, regnante Dellai, il Trentino comincia a perder colpi. Quindi che cosa è accaduto negli ultimi quindici anni? Ecco uno schema sintetico:

fra il 2007-2014 l’Alto Adige ha aumentato il PIL di oltre otto punti rispetto al Trentino ( più 4,6 a Bolzano, meno 4 a Trento);

Il PIL pro capite delle due province evidenzia nel 2014 un divario del 15 per cento ovvero 40 mila euro pro capite a Bolzano contro i 34 mila euro pro capite del Trentino

il tasso di attività nel secondo trimestre del 2016 in provincia di Bolzano è di 4 punti superiore a quello Trentino ( detto in altri termini in Alto Adige si lavora e si produce di più),

il tasso di disoccupazione è più basso di 3 punti a Bolzano rispetto a Trento,

Il tasso di disoccupazione giovanile segnala un divario molto accentuato (27 per cento in Trentino contro il 21 per cento a Bolzano),

le esportazioni nel 2015 raggiungono i 4,4 miliardi in Alto Adige rispetto ai 3,4 del Trentino con un divario clamoroso del 25 per cento,

le presenze turistiche sono 30 milioni in Alto Adige e  24 milioni in Trentino

le sofferenze bancarie in Trentino sono 4 volte superiori a quelloe del Suedtirol,

il tasso di natalità segna un divario di oltre un punto a favore della provincia di Bolzano, addirittura nel 2015 la provincia di Trento registra un dato negativo ( meno 215 nati rispetto all’anno precedente),

il Trentino, nonostante i periodici proclami dell’assessore Alessandro Olivi, è al lumicino nella promozione dell’internazionalizzazione in Trentino e spende un terzo di quanto destina la Provincia di Bolzano,

il 30 per cento dei ragazzi trentini iscritti alla scuola secondaria superiore non acquisisce il titolo di studio,

il bilancio della Provincia di Trento è in continua decrescita ( 4,8 miliardi nel 2008-2013; 4,48 miliardi nel 2014-2018; 4,150 miliardi a partire dal 2019 ).

Fermiamoci qui. I dati riportati sono tratti da una seria ricerca condotta a livello universitario. Sintetizzando al massimo e senza pretendere di dare giudizi definitivi questi parametri sopra citati dicono sostanzialmente alcune cose: il Trentino produce meno dell’Alto Adige, ha un livello di benessere più basso, ha un tasso di scolarizzazione inferiore, idem per la natalità. Quindi il Trentino ha meno Pil, meno prospettive ottimistiche per i nostri giovani, fa meno figli con tutto quel che ciò comporta per la crescita. Detto per inciso: se il Pil è inferiore anche le entrate della Provincia, visto che le tasse sono legate al Pil, saranno destinate a diminuire. E infatti già oggi le disponibilità del bilancio provinciale rispetto al 2013 sono di 500 milioni in meno. In provincia di Bolzano, grazie al Pil, sono di 250 milioni di euro più alte.

Il quadro è preoccupante, sempre che vogliamo rapportarci all’Alto Adige. Se invece vogliamo “sederci” e rapportarci ad una regione del Sud, ad esempio la Calabria, allora potremo dire che siamo ancora bravini. Ma sarebbe una presa in giro. E’ un quadro, quello che emerge dalla ricerca del senatore Tarolli, che richiederebbe un’analisi attenta e conseguentemente un progetto di rivitalizzazione serio e incisivo. Non basta dire, per giustificare il divario, che l’Alto Adige è agganciato alla locomotiva tedesca. A parte che il Trentino, se avesse perseguito politiche economiche diverse, poteva tentare di trovare questo aggancio. Ci pare invece che le ragioni siano più profonde, da scandagliare sia a livello economico che sociale, sia a livello politico che burocratico.  Ci vorrebbe una forte task force di pensiero per dire che cosa si è sbagliato negli anni dell’era dellaiana, così prodiga di clientelismo e di moltiplicazione di società partecipate, e che cosa si potrebbe rimettere in pista. Ci vorrebbe un forte progetto di rilancio dell’economia ma anche del modo di gestire l’Autonomia. Chiedendoci, tra l’altro, se il tipo di gestione dell’Autonomia voluto dal modello Dellai, non abbia finito per rendere i trentini un po’ apatici,  adagiati sull’assistenzialismo e sul clientelismo, forse un po’ anche meno liberi.  Ma nelle nebbie che si addensano attorno a piazza Dante non pare che qualcuno pensi a questo.