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Artigiani, l’eredità di De Laurentis
Scritto da Administrator   
Lunedì 12 Dicembre 2016 10:51

 

Roberto De Laurentis, iper-dinamico presidente dell’Associazione artigiani del Trentino, da aprile non sarà più il rappresentante di questa importante categoria produttiva. Terminati i due mandati, dovrà lasciare: la proposta di un cambio di statuto dell’Associazione, che gli avrebbe permesso il terzo mandato non si farà: è stato proprio lo stesso de Laurentis a non voler forzare la mano, non volendo che fosse percepita come una norma “ad personam”. Però sono tanti quelli che gli chiedono di proseguire e che lo avrebbero sostenuto.

Presidente, un gesto di responsabilità - quello di ritirare la mozione per il terzo mandato - che le è pesato?

No, mi è sembrato giusto farlo. Peraltro l’idea di un terzo mandato non era mia, ma è nata da tante aziende che ritengono che in questo momento c’è bisogno di stabilità. Pensiamo poi che sono passati quasi 30 anni dall’ultimo doppio mandato di un presidente; io non volevo cambiare lo statuto perché non è giusto farlo quando riguarda sé stessi, ma devo dire – e mi rende orgoglioso -  che c’era una forte richiesta in questo senso, segno che tante aziende hanno apprezzato la gestione dell’associazione.

Gli associati le riconoscono dunque di aver ben operato in questi due mandati.

Pochi giorni fa un artigiano mi ha mandato questo Sms: “Io sono da 38 anni iscritto all’associazione, ma non mi ricordo il nome di altro presidente prima di lei”, segno che una qualche incisività c’è stata. Di certo è stata data grande visibilità al mondo dell’artigianato, cercando di rappresentarlo e tutelarlo sempre in ogni momento pubblico, dai piccoli eventi alla discussione della Finanziaria provinciale, sottolineando il ruolo di un artigianato che per tradizione “lavorava tanto ma aveva poca attenzione e visibilità”. Oggi c’è invece tanta attenzione della politica in termini di tutela, attenzione e risorse, rispetto al passato.

Più visibilità ed una voce autorevole: questo è stato il tuo contributo alla causa degli artigiani?

Abbiamo avuto molto di più che in passato in termini di risorse per il nostro mondo, risorse presenti nelle leggi finanziarie della Pat, equilibrando anche un’attenzione che nel passato c’era specialmente per altre categorie (come la Confindustria). In questi anni siamo diventati attori importanti a cui la politica guarda con attenzione, facendo proposte nei confronti propositive in modo preventivo, con senso di responsabilità.

Dunque a inizio aprile termina l’avventura alla presidenza: come giudica questo percorso?

Dal punto di vista personale, è stata un’esperienza importante in tutti i sensi, perché mi ha dato l’opportunità di conoscere un Trentino fatto di gente in gamba ed eccellenze, che vive e lavora nelle valli e non solo nell’asta dell’Adige e che è importante continui a farlo anche nel futuro. Dall’altra ho avuto la possibilità di capire quanta miseria umana ci sia nei rapporti tanto con la politica che con le altre categorie.

 

Si è trovato a governare gli anni difficili della crisi.

Penso che qui si possa citare John Belushi, “quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare”. L’ho vissuta bene, perché comunque sono un imprenditore che ha vissuto gli stessi problemi e ciò mi ha dato la consapevolezza per interpretare al meglio le istanze e problemi del mondo economico. Oggi non puoi più essere a capo di un’associazione come questa facendolo in modo parziale o nei ritagli di tempo: sai che devi sacrificare attività. Mi auguro che chi viene dopo di me si dedichi a tempo pieno all’associazione che ha 254 dipendenti, 17 sedi territoriali, erogando servizi per 19,5 milioni di euro; questa organizzazione ha bisogno di guida, di un leader, di uno che indichi la strada.

 

Cosa lasci a livello di eredità all’associazione e a chi verrà dopo?

Credo che abbiamo di sicuro tenuto alto un senso di appartenenza, tanto è che abbiamo avuto un calo di imprese limitatissimo anche durante la crisi, lasciamo una struttura che abbiamo potenziato (con tre nuove sedi, a Trento e Borgo Lares e Arco) e che funziona, un patrimonio immobiliare notevole ed un patrimonio di forza che fa la differenza. Per il resto aspetto mi giudichino gli altri, il tempo è galantuomo.

r.s.