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Austerity e prudenza
Scritto da Administrator   
Martedì 09 Agosto 2016 09:36

 

Nella lunga ingenerosa serie di attacchi all’Unione Europea che ha caratterizzato l’atteggiamento di diversi politici in questi ultimi tempi ricorrente è il termine austerity. Lo stesso presidente del Consiglio italiano, pur avendo moderato recentemente le sue critiche a ritornello verso Bruxelles, non perde occasione per sferrare attacchi all’ austerity, definita recentemente una “follia”. Mi occupo di integrazione europea da oltre quarant’anni e  difendere le Istituzioni europee a spada tratta in termini acritici non fa nemmeno parte del mio stesso comportamento e quando lo ho ritenuto opportuno non ho mancato di muovere le mie osservazioni.

Ritengo purtroppo che quello che oggi manca a molti politici sia il senso del contesto storico in cui gli eventi si sono verificati. Dobbiamo innanzitutto tenere presente che quello che oggi viene chiamato austerity ha origine nella definizione di norme europee concordate, volute e decise in prima istanza dai governi nazionali di Paesi membri dell’Unione europea in un momento in cui anche la migliore lungimiranza poteva difficilmente prevedere quello che è successo a livello mondiale con la crisi finanziaria ed economica generata in America nel 2007-2008.

L’intento, sostenuto anche da economisti di fama internazionale che ora, dimenticando quello che consigliarono ai politici anni fa, attaccano l’austerità, era quello di fissare regole che imponessero agli Stati membri una corretta gestione delle finanze pubbliche, evitando di accumulare eccessivi ed ingiustificati debiti nei bilanci statali che avrebbero avuto effetti negativi non solo sull’economia di un singolo Paese ma sull’intera area europea ed in particolare della zona Euro.

Quando le norme di prudenza e responsabilità nella spesa pubblica vennero decise si sapeva anche che nell’Europea accanto a Stati tradizionalmente virtuosi ve ne erano altri noti per spese allegre nella finanza pubblica.

Ciò non precludeva evidentemente la possibilità di interventi pubblici per iniziative di carattere infrastrutturale o comunque coerenti con economie keynesiane.

Il reale comportamento avuto in seguito da taluni Stati hanno dimostrato che la prudenza voluta allora soprattutto da quei governi che specialmente al Nord guidavano Paesi virtuosi non era casuale.

Se ora determinati Stati del Sud, della cui compagnia fa parte anche l’Italia, si trovano di fronte a certi indebitamenti, non si può attribuire la sola responsabilità all’austerity senza imputare responsabilità anche a spese allegre e mancanza di forti interventi per il contenimento della spesa pubblica.

Detto questo, oggi ci si rende conto che la situazione economica e finanziaria a livello internazionale suggerisce di rivedere talune decisioni del passato per adeguarle alla nuova realtà.

Questo lo si deve fare tuttavia con attente analisi e prudente saggezza, evitando proclami e invettive che se possono servire ad acquisire consenso elettorale non servono a favorire nuove decisioni europee corrispondenti alla realtà, anche se è necessario giudicare con onestà atteggiamenti di coloro che sono ancora sospettosi nei confronti del comportamento di taluni Paesi.

L’Unione Europea, è un grande progetto politico che non ha pari nella storia dei sistemi democratici e sarebbe miope deleterio infliggerle ulteriori colpi che potrebbero essere letali per la sua stessa esistenza.

Non solo Brexit, decisione che va certamente rispettata anche se voluta per pura speculazione elettorale avrà certamente pesanti conseguenze per le giovani generatori britanniche, ma altre gravi interrogativi gravano sul Progetto europeo.

La revisione dell’austerity, come di altre norme e strategie dell’Unione Europea, va condotta con il metodo del confronto, delle analisi obiettive e con la volontà di giungere a soluzioni condivise. Urlare non serve.

L’Unione Europea, l’ho detto e scritto più volte e non mi stancherò mai di ripeterlo, è un gioiello troppo prezioso per essere trattato con insulti ed anatemi che in questo momento di sua particolare fragilità potrebbero farle correre rischi pericolosissimi.

Dobbiamo essere coscienti che se tale gioiello si dovesse rompere i cocci non finirebbero solo contro “gli altri” ma soprattutto contro tutti noi europei; ed il male che ci farebbero sarebbe molto grave.