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Patt: avanti c’è posto per tutti
Scritto da Ettore Zampiccoli   
Mercoledì 06 Aprile 2016 22:50

Non conosciamo personalmente Carlo Pedergnana, quindi dobbiamo affidarci ai giornali ed a radio scarpa. Mauro Ottobre giura che era un suo grande amico e con lui aveva un disegno politico ben preciso: defenestrare il sen. Franco Panizza dalla segreteria del Patt. Ma poi in area Cesarini il Pedergnana si sfila da Mauro Ottobre, lo pugnala alle spalle – come dice il buon Mauro – salta sul carro del sen. Panizza e viene eletto presidente del Partito. Il tradimento paga. Ma di chi spada ferisce, di spada perisce. 

Dopo due giorni dalla sua nomina una “manina” fa arrivare ai giornali le foto di Pedergnana che fa il saluto romano e qualcuno suggerisce che Pedergnana sì che era un camerata. Panizza e Rossi vanno in tilt: di fatto L’Adige e il Trentino “sparano” la notizia con un sottinteso tono che non lascia dubbi : Pedergnana, visto il suo passato missino, deve lasciare la presidenza del Patt.

Eh sì, bellezza, questa è la potenza dei media. Se decidono che tu non sei simpatico, allineato e coperto sei finito. Amen. Pedergnana si dimette, dice che quella foto era uno scherzo forse etilico; il sindaco di Arco, Betta, lo difende – e fa bene – però per il povero Pedergnana non c’è scampo. Passerà alle pillole della storia trentina come il Segretario dei quattro giorni: eletto il 13 marzo e costretto a lasciare appunto solo dopo quattro giorni.

Cosa insegna questa vicenda che, personalmente, consideriamo anche un po’ comica?

 

Ammettiamo che Pedergnana sia stato un pericoloso missino. Embè che c’è? Il Msi, poi Alleanza nazionale, era un partito riconosciuto, checchè ne sbraiti qualche benpensante della sinistra. Ammettiamo che poi per opportunismo si sia redento passando al Patt. Embè che c’è? Nel parlamento romano siede una novantina di parlamenti indagati per reati vari e oltre centocinquanta che in questi due anni hanno cambiato casacca. Il macellaio Verdini (così si definiva lui stesso ai tempi di Forza Italia) va alla corte Renzi e di recente viene poi condannato a due anni. Ma Renzi lo difende nonostante la condanna e mica deve dimettersi. Nessuno si scandalizza, nemmeno i moralizzatori in salsa trentina. Quindi, per farla breve, non ci pare che Pedergnana abbia compiuto chissà quali misfatti. In piccolo ha fatto proprio quello che nel Paese è diventata un’arte: l’arte del saltimbanco e dell’opportunismo politico. Tutto qui.

Semmai questa vicenda, annessa e connessa all’andamento del recente congresso del Patt, suggerisce invece qualche considerazione sulla natura e sul percorso di questo partito.

 

Il Patt – come si sa – alle ultime elezioni provinciali, grazie all’insipienza del Pd ed al fattore C di Rossi, vince e si prende la presidenza. Come accade a tutte le latitudini parecchi trentini corrono in soccorso del vincitore. Specie dal centro destra e dall’area dell’ex Forza Italia c’è una botta rinforzante di adesioni. Questa corsa riesce ad annacquare in un certo senso la natura stessa del partito. E’ significativo a questo proposito che alcune battaglie in Consiglio provinciale su temi delicati spacchino addirittura il gruppo consiliare del Patt. Qualcuno dice che il Patt è diventato come la Democrazia Cristiana, un modo cortese e ruffiano per dire che è diventato un contenitore ondivago dove c’è posto per tutti. Questo provoca la reazione dei “pattini” duri e puri, quelli che credono ancora in Dio, Patria, Famiglia, che soffrono di nostalgia per l’Heimat, laddove Heimat significa la vecchia e cara Austria, quelli che quando sentono parlare in tedesco si emozionano e sognano l’autodeterminazione, che peraltro potrebbe essere una buona cosa per uscire da questo paese italiano corrotto e da almeno dieci anni in profondo declino.

Quindi questo è il Patt : da una parte la tradizione e la nostalgia, che fa il 25 per cento circa degli iscritti, dall’altra la real politik di Rossi e Panizza che nella gestione del potere non fanno gli esami del sangue ad alcuno e – diciamolo pure – sono prodighi anche di “careghe” ad amici, specie quelli nuovi, purché riescano ad occupare e garantire nuovi spazi politici. Un realismo un po’ disinvolto che li porta a sostenere Renzi a Roma  e ad andare al Brennero a cantare “Bella ciao”.

In questa baraonda ideologico-politica, che sta diventando il Patt, nessuna meraviglia se il buon Pedergnana ha pensato bene di lasciare il suo amico Roberto De Laurentis, già fiero missino ad Arco, per approdare sui cuscini comodi del Patt dialogante con la sinistra. Nessuna meraviglia se Manuela Bottamedi, che pensava di essere arrivata a spiagge sicure, va in tilt e non sa più che fare. Ora, dopo queste vicende, ci sarà sicuramente una resa dei conti interna. Mauro Ottobre non starà con le mani in mano e la telenovela – secondo noi – sarà destinata a proseguire. E noi la racconteremo.

 

Tutto questo però non risolverà i nodi e le questioni delicate che investono la natura stessa del Patt, la sua storia, il suo percorso e prospettiva. Che cosa vuole essere per il Trentino il Patt e quale Trentino ha nella  testa? Quel Trentino al quale sta lavorando la sinistra o quello che forse vorrebbe una larga fetta di suoi iscritti, compreso quell’Andreotti già governatore Patt in Provincia, al quale dal 2009 l’attuale dirigenza del partito nega la tessera? Quello che guarda a Roma o quello che guarda a Nord? Quello che vorrebbe la difesa dei cosiddetti valori della tradizione trentino-cattolica o quello che lavora per il relativismo alla laissez faire dell’area  laica? Quello che ama più i Trentini o quello che ama più i migranti irregolari e il buonismo ad oltranza? Quello che vorrebbe costruire una classe dirigente propria e cresciuta in casa o quello che con le campagne acquisti mira a portarsi in casa i mercenari autoctoni ed importati della cultura e della sociologia?

Forse più che un nuovo congresso per “contarsi“ il Patt avrebbe bisogno di un congresso con il quale farsi l’esame di coscienza e capire cosa vorrà far da grande. Anche perché altrimenti rischia di essere il partito –come ha scritto qualcuno – dove c’è posto per tutti. Venghino signori, venghino…