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Indigestioni subdole
Scritto da Adelino Amistadi   
Lunedì 11 Gennaio 2016 10:59

Proprio in questi giorni mi è stata data da leggere una notizia apparsa sulla stampa nazionale, una notizia curiosa, tutta da ridere, ma poi, soppesata, altamente significativa: dodici anziani sono stati ricoverati d’urgenza in ospedale, a Natale, per aver mangiato e bevuto a crepapelle, fino allo svenimento.

Una notizia triste, per certi versi, ma simpatica. I dodici apostoli (?) liguri hanno rischiato di concludere l’anno con l’ultima cena della loro vita. Non tiriamo in ballo la questione di chi ha tutto e rischia di morire per abbondanza di cibo e chi non ha niente e muore di fame, non è questo il punto. Io immagino quei dodici crapuloni, comodamente seduti a tavola, spassarsela in barba al presepio e a Gesù Bambino, probabilmente l’ultimo dei loro pensieri.

Ma li immagino anche presi da discussioni profonde, magari lamentandosi della crisi infinita da cui non riusciamo ad uscire, degli sprechi degli enti pubblici, di Mafia Capitale, delle fabbriche che chiudono, dei tanti disoccupati, dei giovani che si drogano, dei valori antichi pressoché scomparsi e per le mille altre storture che affliggono il nostro Paese.

 

Intendiamoci, non voglio certo fare la predica a quei signori solo perché hanno abbondato in gozzoviglie. Non sono il pulpito più adatto! Ma, dopo qualche riflessione dovuta alla singolarità della notizia, m’è venuto spontaneo abbinare i nostri intrepidi dodici apostoli alla maggioranza degli italiani, che secondo me, la rappresentano appieno. Quella maggioranza di noi, superficiali e menefreghisti, che percepiamo una realtà disastrosa, lamentiamo cataclismi economici, ruberie, misfatti politici e affini, dissesti pubblici atavici, ma ignoriamo tranquillamente la trave che ci impedisce di vedere le cose nelle giuste dimensioni. La “colpa” se c’è, è sempre degli altri. Se ci chiedono “Come va?”, la risposta è la solita: “Tiriamo avanti!” Le grandi tragedie, le difficoltà, i drammi veri, riportati dai giornali, rafforzano la convinzione della nostra idea che l’Italia, il Mondo, il Vaticano, tutto è allo sfascio, ma un minuto dopo ci giriamo dall’altra e siamo pronti per la prossima indigestione di Capodanno. Le spese in regali hanno sforato ogni record, gli alberghi e le nostre montagne sono gremite di gente anche se la neve sembra, quest’anno, una chimera, a dicembre sono stati spesi in dolci 450 milioni di euro.

Per fortuna, meglio, per nostra disgrazia, si è rifatto vivo il Califfo dell’Isis a ricordarci che è ancora vivo e annunciando nuovi attentati un po’ dovunque. Ecco  che riappare il diavolo, così com’è oggi, senza corni e code, ma con kalashnikov e bombe a mano, che uccide in nome di improbabili religioni e pianifica nuove stragi e nuove follie. E non credo che si possa sconfiggerlo facendo finta di niente: né distraendoci con indigestioni pantagrueliche, né piangendosi addosso rassegnati. Il 2016 che è appena iniziato, sarà l’anno di prova per uscire finalmente dai guai economici e dalle ansie della paura. Che ognuno faccia il suo.

Un po’ di ottimismo è la medicina giusta. Quella che il presidente Renzi cerca di iniettare negli Italiani assicurandoli che “...siamo fuori, il peggio è passato...”. Io credo che abbia ragione, l’importante è che non si senta soddisfatto e che continui a lottare per cambiare il Paese. Gli Italiani sentono la pancia piena, ma è colpa del cenone. Per il 2016 è bene augurarci di avere ancora un sano e buon appetito.