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Rurali trentine, sistema solido e compatto
Scritto da Administrator   
Lunedì 11 Gennaio 2016 10:58

Il contesto in cui operano le banche è radicalmente mutato. Negli ultimi anni il settore bancario italiano ha dovuto fronteggiare diverse sfide, a cui non è rimasto estraneo nemmeno il credito cooperativo. Anzi, negli ultimi mesi è diventato uno degli istituti su cui maggiormente si concentra la discussione a livello nazionale, sia in ambito politico che economico.

 

Da un lato, infatti, è stato riformato il sistema di governance delle banche popolari a cui, è questione di giorni, seguirà una nuova regolamentazione per le banche di credito cooperativo nazionali che avrà un notevole impatto anche sul sistema del credito cooperativo trentino. Assistiamo purtroppo, a una progressiva centralizzazione, fortemente voluta dagli organi centrali quali la Banca d’Italia che vedono nel credito cooperativo alcuni limiti, in particolare legati alle dimensioni e alla governance delle nostre casse rurali di cui si evidenzia la scarsa dialettica nei consigli di amministrazione e la debolezza dei controlli interni.

Un’analisi che però, sostanzialmente attribuisce a limiti nella governance, la maggior attenzione della stessa alle esigenze di liquidità delle imprese del territorio tipica del credito relazionale, esigenze che la crisi ha tra l’altro via via accentuato. Un’attenzione di cui in passato la stessa Banca d’Italia ha dato atto valutandola positivamente. E questo senza considerare che il credito cooperativo, a differenza di altri, ha inserito nello statuto tipo, misure importanti per limitare i conflitti di interesse e migliorare il funzionamento dei CdA, oltre a predisporre programmi di formazione per migliorare le competenze degli amministratori. Ad oggi la maggior parte delle BCC riesce ad esprimere una governance efficace rispetto alla complessità di gestione della banca e grazie al network in cui operano, sono sostenute e monitorate. Questo ha permesso alle BCC a sei anni dall’inizio della crisi finanziaria, di gestire in autonomia e senza intervento pubblico le crisi degli istituti della categoria. Anzi, i recenti salvataggi di 4 Banche non cooperative, hanno visto pervenire da parte della Banca d’Italia una richiesta di contribuzione al salvataggio delle stesse da parte delle Casse Rurali Trentine per 25 milioni di Euro. A fronte di ciò però, le crisi interne al movimento cooperativo devono sbrogliarsele da sole. Dopo questo sostegno “obbligatorio” ai quattro istituti inseriti nel decreto “salva-banche”, l’assemblea delle Casse Rurali dello scorso Dicembre ha approvato all’unanimità un “pacchetto” di iniziative di solidarietà interne al sistema di credito cooperativo, ribadendo inoltre come gli indici di solidità delle BCC Trentine siano molto al di sopra di quanto richiesto per legge: 15,69% (total capital ratio) in media nelle Rurali Trentine a fronte del minimo richiesto di 10,5%. Resta comunque imminente la modifica strutturale delle Casse Rurali, anche in risposta all’evoluzione delle economie di scala e a politiche di accentramento che ne stanno riducendo la numerosità pur senza intaccare per il momento la fitta rete di sportelli e i posti di lavoro. Certo la qualità del credito rimane un punto critico, soprattutto per la forte incidenza del settore delle costruzioni ed immobiliare che fatica a riprendersi dalla crisi che lo ha colpito, ma nonostante le criticità rilevate, le BCC hanno continuato a garantire il loro sostegno alle imprese, rispondendo positivamente alle loro richieste più delle altre banche confermando così che il credito di relazione è stato un importante, fondamentale fattore di stabilizzazione. Come ricordato, il credito cooperativo in generale, e le BCC in particolare, sono in questi mesi oggetto di una riforma che ne modificherà soprattutto l’assetto di secondo livello, spingendo ad un accentramento dei processi decisionali.

La governance è uno degli elementi più dibattuti: molti passi avanti sono stati fatti dalle BCC per migliorarsi su questo fronte (tra i più rilevanti, limiti al conflitto di interesse, programmi di formazione per gli amministratori), anche se rimane la necessità di ampliare l’eterogeneità degli amministratori in termini di genere e di età. La sfida che le BCC devono affrontare ora e nei prossimi anni è quella di riuscire a mantenere la natura cooperativa e il focus sul socio e sullo sviluppo locale, evitando di perseguire modelli di business non coerenti con la loro natura.