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Apsp, il 2016 sarà l’anno della centralizzazione?
Scritto da Administrator   
Lunedì 11 Gennaio 2016 10:56

 

Il comparto sanitario trentino è sotto riforma, comprese le Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona, cioè le case di riposo. Le ultime novità in materia dicono che non è stata messa in bilancio provinciale 2016 la riforma ipotizzata dall’assessorato, quindi qualche tempo ancora per una definizione esatta della riorganizzazione è previsto. 

Ma la questione delle case di riposo è cruciale per il futuro, con una popolazione che, è ben noto, sta invecchiando: dal 2003 al 2013 la percentuale di anziani è aumentata del 18% rispetto al totale della popolazione e più di 100.000 trentini, oggi, sono sopra i 65 anni. Oltre agli utenti, ci sono poi i 4.400 dipendenti, cioè 3.911 unità a tempo pieno equivalente che cercano chiarezza sul futuro.

Il progetto presentato dall’assessore provinciale alla sanità Luca Zeni è quello di un’unica RSA per tutto il Trentino, con la fusione delle 41 Apsp attuali in una singola azienda, con un solo consiglio d’amministrazione, un solo direttore generale e dei coordinatori di strutture. Secondo i calcoli provinciali, si genererebbe in questo modo, una volta a regime, un risparmio di 15 milioni di euro l’anno.

Gli obiettivi dell’assessorato sono ridurre i costi amministrativi per spostare le risorse da lì ai servizi ed evitare la frammentazione degli interventi con una regia complessiva centralizzata. Le preoccupazioni del mondo delle Rsa - amministratori e Upipa, l’Unione Provinciale Istituzioni per l’Assistenza - guardano oltre i costi anche la concreta forza della riforma sul piano strutturale e organizzativo e il rapporto con i territori, ora molto forte.

Non è definita nei dettagli la proposta dell’assessorato provinciale e le domande aperte, poste dall’Upipa e dagli amministratori delle case di riposo che hanno risposto con scarso entusiasmo e molte critiche alla proposta di riforma, sono parecchie: A quanto ammonterà la retta unica giornaliera della nuova azienda provinciale?; che fine faranno i patrimoni delle APSP che ora servono a tenere basse le rette?; che fine farà il personale assistenziale extra-parametro oggi finanziato per le scelte degli amministratori delle APSP?; cosa succederà a tutti i servizi e le relazioni di comunità oggi sostenute a livello locale dalle APSP?

Numeri a parte (una simulazione dei costi della riforma la trovate nella pagina a fianco), la territorialità è uno degli aspetti più significativi, dal punto di vista umano e considerando che dei nostri anziani si occupano le Rsa, da considerare. “Proprio perché presenti sul territorio — spiega Mario Broggi, presidente di Upipa — le Apsp oggi riescono a coinvolgere molti volontari, arrivando anche a 50-60 persone nelle piccole comunità”. Un patrimonio in volontariato e costruzione di legami sociali che con la centralizzazione potrebbe perdersi, per non parlare dei tanti lasciti che aiutano in maniera sostanziosa I bilanci delle Rsa e il venire meno di legami territoriali forti potrebbero indebolire. La motivazione dei volontari non sarebbe la sola ad essere a rischio, secondo gli operatori del settore, in un sistema più grande e centralizzato, ma anche quella dei dipendenti. Secondo la letteratura di settore, una centralizzazione e la perdita di strutture amministrative locali e in sede potrebbero essere deleteri.

Il professore Luca Fazzi, nell’introduzione del suo ultimo libro scrive: “Attingendo alla tradizione del pensiero umanistico, il libro si propone di mettere in luce dal punto di vista tecnico come il superamento dell’industria dell’assistenza non solo permette di recuperare la vecchiaia alla dimensione dell’esperienza personale dei singoli individui, ma consente anche di garantire una maggiore produttività dei servizi. Con la sua enfasi sulla contabilizzazione e la parcellizzazione, il managerialismo tratta la produzione di relazioni dí cura alla stregua di un qualsiasi altro processo produttivo. In questo modo non solo le persone sono ridotte a segmenti da trattare secondo procedure prestabilite (la nutrizione, l’allettamento, la postura, eccetera). L’effetto ulteriore è la svalorizzazione del prodotto del lavoro degli operatori che sono portati a vivere la propria esperienza professionale con livelli crescenti di demotivazione e frustrazione”. Il sistema delle Apsp trentine ha operato in direzione dei territori in questi anni, incorporando alle Rsa servizi da proporre anche agli esterni (nella tabella a fianco vedete quelli proposti dalle case di risposo giudicariesi), da qui anche l’ostilità verso una proposta di riforma che appare andare in direzione diversa: “E’ indispensabile - sostiene Mario Broggi, presidente di Upipa - trovare con l’assessorato una condivisione anche per dare risposte sui territori che non si limitano solo alle case di risposo, ma esse devono diventare dei centri di riferimento soprattutto nelle località di valle per i bisogno del territorio e il supporto all’assistenza domiciliare. Ci occuperà per i prossimi due anni un processo di creazione di una rete territoriale dove le singole Apsp, unendosi nelle varie vallate come ritengono opportuno, riescano a rispondere ai bisogni legati all’aumento della popolazione anziana”. “Lavoriamo - conclude Broggi - per mantenere il contatto con il territorio, inoltre non vogliamo entrare in meccanismi che sono applicazioni di sistemi e modelli che secondo noi non si addicono in un comparto socio sanitario soprattutto in una realtà come il Trentino fatto di tante periferie e tante valli”.