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Riassetto delle case di riposo. Ne vale davvero la pena?
Scritto da Administrator   
Lunedì 11 Gennaio 2016 10:55

 

L’assessorato alla sanità provinciale ha presentato un disegno generale della fusione delle Rsa, senza entrare nei dettagli del funzionamento e dei costi. A farlo, invece, con una posizione molto critica, è stata invece Upipa, l’Unione Provinciale Istituzioni per l’Assistenza. Loro hanno provato a mettere i numeri a fianco alle azioni previste dagli accorpamenti proposti dall’assessorato, basandosi su aziende analoghe provinciali e sui costi, sulla governance e l’organizzazione attuale del sistema. 

E la fotografia della riforma che ne esce è la seguente:

“Un consiglio di amministrazione di 5 membri nominato direttamente dalla Giunta Provinciale, per il quale non è dato sapere quali saranno le indennità di carica, ma se fosse allineato alle altre società pubbliche provinciali potrebbe oscillare tra 120.000 e 90.000 euro all’anno (cioè 150.000-120.000 inclusi gli oneri), considerate le dimensioni complessive dell’Azienda che si verrebbe a creare, che avrebbe un patrimonio complessivo di quasi 900 milioni di euro e un fatturato annuo di oltre 200 milioni di euro, con oltre 3900 dipendenti (dimensioni superiori a quelle dell’ITEA, per capirsi). Mentre oggi un Cda costa al massimo 30.000 euro all’anno oneri riflessi inclusi. A questo vanno aggiunti i costi per la revisione contabile e legale di una simile azienda, che potrebbe attestarsi intorno ai 50.000/60.000 euro l’anno. Un direttore generale e due direttori di area, nominati dal Consiglio di Amministrazione, dei quali non è stata indicata la retribuzione, che però si può stimare in minimo 150.000 euro per il direttore generale e 120.000 euro ciascuno (per un totale di 320.000 euro inclusi oneri riflessi) per i due direttori di area. Non sono indicate nemmeno le modalità di individuazione, che però influiscono non poco sui costi.

Oggi infatti le 41 APSP sono dirette da 38 dirigenti (3 ne dirigono due a scavalco), dei quali 11 di ruolo e 27 con contratto a tempo determinato in scadenza ai più tardi nel 2018, con una retribuzione media di 72.000 euro (97.000 circa inclusi oneri riflessi). Agli 11 di ruolo si dovrà garantire il trattamento economico fino al pensionamento, indipendentemente dall’incarico, per un totale di circa 1 milione di euro all’anno. Ai 27 con contratto a tempo determinato il trattamento economico andrà garantito solo fino al 2018 (per un totale di circa 2,6 milioni all’anno inclusi oneri riflessi). Se si sceglie all’interno di tale rosa il costo sorgente riguarda solo la differenza del trattamento economico; se si sceglie all’esterno, tutto il costo della nuova dirigenza sarà un costo sorgente per la nuova Azienda. Inoltre, ci saranno un gruppo di “direttori di zona” che dovrebbero coordinare i rapporti con il territorio per aree territoriali omogenee, sui cui insisterebbero più RSA. Non sono indicati né le zone, né il numero di tali direttori, né il loro inquadramento giuridico, economico e professionale. Si deve però ritenere che se le zone dovessero coincidere con gli ambiti delle Comunità di Valle, se si vuole garantire almeno in apparenza il legame con il territorio, significherebbe circa altri 15 direttori che potrebbero essere inquadrati come gli attuali dirigenti delle APSP (costo di circa 97.000 euro ciascuno). Anche in questo caso il risparmio dipende da come si individuano tali figure. Non viene specificato se verranno mantenuti altri servizi di ricevimento al pubblico e di informazione agli utenti sui servizi, nonché di presidio amministrativo della gestione dei servizi all’esterno e dell’accesso ai servizi interni. Si può supporre che si tratterà di una nuova figura, aggiuntiva al coordinatore dei servizi e di pari livello (magari con una indennità leggermente maggiore), incaricata del coordinamento operativo della struttura e dei legami con il territorio. In tal caso se ne dovranno individuare 41 ex-novo e dall’esterno, non essendo disponibili internamente tali professionalità, ed avranno un costo medio annuo pari ad € 41.000 oneri inclusi, per un totale stimabile in 1,6 milioni di euro.

Lo spostamento in una sede unica centralizzata di tutte le funzioni amministrative delle diverse APSP con conseguente trasferimento in tale sede di tutto il personale (circa 230 unità di tempo pieno equivalente) e l’eventuale messa in mobilità verso altri enti pubblici del personale in eccesso rispetto alle funzioni da garantire ed ai volumi di attività. Non viene chiarito né il modo di individuazione della sede da destinare a tale attività, né il costo di acquisizione ed allestimento (se necessario), né quello di gestione annuale (riscaldamento e raffrescamento, pulizie, energia elettrica, costi di telefonia e rete dati e costi di manutenzione ordinaria) né viene esplicitato quale destinazione d’uso avrebbero i locali, integrati nelle sedi delle diverse APSP, oggi destinati ad uffici amministrativi, il cui costo minimo di gestione andrebbe in ogni caso a gravare sul costo degli immobili delle RSA (e quindi sulla retta). L’ipotesi — in caso di sede già in proprietà ed adeguata al fabbisogno per circa 200 unità di personale, stimate come dotazione amministrativa minima su 3900 dipendenti complessivi — è di spendere circa € 600.000 come minimo tra riscaldamento, raffrescamento, energia e pulizie (serve come minimo un palazzo come quello dell’ITEA in vía Guardini). E’ poi da verificare l’effettiva possibilità di ridurre il numero complessivo di unità di personale impegnate in funzioni amministrative, dal momento che la centralizzazione incrementerà l’aumento della distanza dai problemi reali e della complessità dei dati e delle procedure da gestire, tanto che strutture amministrative anche private di dimensioni analoghe (ad esempio il gruppo Korian) per gestire 5000 posti letto per anziani e 5300 dipendenti impiegano circa 480 amministrativi, che è un numero superiore a quello delle APSP nel loro complesso.

La centralizzazione di tutte le funzioni di provveditorato ed economato (acquisti di beni e servizi, lavori e manutenzione) e di tutte le funzioni di gestione del personale e degli adempimenti amministrativi, con ipotesi di realizzare economie di scala anche nelle spese per acquisti. In tale contesto si può stimare che, al netto dei conteziosi e dei costi di controllo, si potrebbe ottenere un risparmio stabile di circa il 5% sui 40 milioni di euro dí acquisti di beni e servizi, cioè circa 2 milioni di euro, risparmio che si può ottenere anche con forme di collaborazione orizzontale tra le strutture”.

“Noi stimiamo - conclude quindi Upipa con i costi della riforma - che nel complesso tutta l’operazione, tra consulenze organizzative e personale in aggiunta per la fase di allineamento, potrebbe costare circa 2 milioni di euro nell’arco di 5 anni (400.000 euro l’anno di costi aggiuntivi)”.