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UE verso un tunnel pericoloso
Scritto da Administrator   
Martedì 17 Novembre 2015 13:07

La recente forte affermazione elettorale in Polonia di forze politiche rigidamente conservatrici ed antieuropeiste rendono ancora più buio il già offuscato tunnel nel quale viaggia l’Unione europea. Dopo i risultati elettorali delle scorse settimane in Catalogna, il rafforzamento di un gruppo parlamentare europeo che ha come obiettivo l’indebolimento, se non addirittura una fine Titanic di quel grande progetto europeo che con lungimiranza fu avviato dai padri fondatori dopo il Secondo conflitto mondiale e l’atteggiamento di alcuni Paesi europei i quali, come l’Ungheria, di fronte al problema migratorio si chiudono in se stessi alimentando sentimenti nazionalisti, vi sono seri motivi di preoccupazione per il futuro delle nuove generazioni in Europa. 

I Paesi del Visegrad (Polonia, Repubblica ceca, Ungheria e Slovacchia), che dopo aver beneficiato in termini eccezionali dalla partecipazione all’Unione europea si uniscono in un rapporto che si potrebbe definire di coalizione anti-europea sono segni e sintomi preoccupanti ; si potrebbe dire anche allarmanti se si pensa che di fronte a tale scenario una Russia autoritaria che non si è ancora rassegnata ad aver perso l’impero sovietico è attiva per inserirsi in questo disorientamento e sfruttare a proprio vantaggio e per proprie strategie geopolitiche il malcontento europeo degli ex Paesi satelliti.

Purtroppo è triste pensare che anche in un Paese di forte  tradizione cattolica come la Polonia un sacerdote, padre Tadeusz Rydzky, per il tramite della sua radio Mariya, invece di invitare il suo popolo ad operare secondo i fondamentali principi della dottrina sociale della Chiesa, fra cui la valorizzazione della dignità umana e la solidarietà, asseconda una linea politica che nei fatti nulla a che vedere con il messaggio evangelico.

La Polonia è andata al voto certamente sotto l’influenza emotiva del fenomeno migratorio, ma non è da oggi, purtroppo, che questo grande Paese, che con Solidarność ha dato un contributo fondamentale per liberare l’Est europeo dalla cappa sovietica, è avviato verso una china nazionalista ed anti-europea.

Artefici di un progetto così miope e pericoloso sia per il Paese sia per l’Europa intera sono stati in gran parte i due fratelli Kaczynski Jaroslaw e  e Lech (quest’ultimo morto nel 2010 in un incidente aereo) che avendo avuto in passato in contemporanea la guida del governo la presidenza della Repubblica hanno fatto di tutto per illudere i polacchi lungo una via della conservazione.

Purtroppo la mancanza anche nel recente passato oltre che al presente di un gruppo di veri leader europei, capace di avvertire i segni dei tempi e di agire di conseguenza, non ha aiutato ad evitare il peggio cui stiamo assistendo.

Come diceva Indro Montanelli riferendosi ad Alcide De Gasperi,” un politico pensa alle prossime elezioni mentre un uomo di Stato alle future generazioni”.

È triste avvertire e rendersi conto della presenza in Europa di governi che invece di impegnarsi per perseguire visioni future compatibili con le sfide poste dalla globalizzazione e da una crescente interdipendenza che senza forti aggregazioni continentali metteranno inevitabilmente in ginocchio le ambizioni nazionali, si comportano come notai e cancellieri che certificano egoismi di parte pur di rimanere al potere.

Come ho ricordato in precedenti scritti su questo giornale, qui non si tratta di accusare le Istituzioni europee come tali, che peraltro non sono prive di responsabilità, si tratta invece di chiedere ai governi degli Stati membri UE di essere più coraggiosi, conferendo alle Istituzioni UE reali poteri per affrontare le sfide globali, smettendola di trasferire su Bruxelles responsabilità nazionali.

Di fronte ad una grave situazione che può far intravedere tempi bui per l’Unione europea, non ci si deve tuttavia scoraggiare. L’Unione costituisce il migliore e più affascinante progetto politico su basi democratiche mai visto nella storia dell’umanità ed esso non potrà fallire.

Al di là delle responsabilità politiche, vorrei peraltro qui richiamare anche la responsabilità degli organi di informazione, il quale troppo spesso si lasciano trasportare dal vento che soffia dalle cancellerie nazionali.

Purtroppo fra la popolazione, soprattutto nei paesi dell’Est, ma anche in altri, non vi è sufficiente informazione su che cosa sia l’Unione europea, percepita troppo spesso ed erroneamente come quel mastodonte che da Bruxelles impone regole e comportamenti a tutti, dimenticando che senza approvazione dei governi nazionali e di un Parlamento europeo eletto a suffragio universale diretto nessuna norma di legge può essere approvata.

I giornalisti devono avvertire maggiormente su di sé la responsabilità di rendere correttamente e coerentemente partecipi i cittadini del significato del grande progetto europeo, aiutandoli a comprendere su quali vie pericolose potrebbe avviarsi il loro futuro senza una forza unitaria europea.

Non si tratta, per i giornalisti, di prendere posizione politica ma di aiutare la gente a capire quella realtà che troppo spesso i politici per loro interessi di parte o personali nascondono o non sono capaci di interpretare.